sabato 31 ottobre 2015

Vecchi ritrovamenti



Categorizzare, cercare di mettere ordine. Un esercizio mentale che richiede tempo ma consegna i suoi frutti a poco a poco. Quello che scrivo oggi invece è frutto di un riordine "fisico", in particolare di fogli e foglietti sparsi in giro per la camera. Questo è:


VERITA' RIVELATE/RILEVATE

La vita, il mondo, la tua esistenza ti stanno stretti? Se sicuro che
con il Tuo egoismo
con le Tue ambizioni
con le Tue cose superflue
non sei Tu ad essere ingombrante?

La verità è che se vuoi volare
Devi dimenticare come si cammina.
Devi guardare in faccia il vuoto

e con coraggio



lasciare l'unico appiglio che non ti fa cadere giù.



























Allora volerai.



mercoledì 3 giugno 2015

Il paradosso della scelta: si stava meglio quando si stava peggio?

Scusate la lunga assenza, morire è una passeggiata, ma vivere richiede una fatica costante... [cit.]
Oggi un tema particolarmente interessante per tutti quelli che ogni giorno stanno intraprendendo delle SCELTE, vitali o meno, che li definiranno negli anni a seguire.


Nella nostra società c'è un dogma che tutti noi riteniamo valido che è "massimizzare il welfare individuale significa massimizzare la libertà individuale e quindi massimizzare le scelte possibili".
Lo viviamo tutti i giorni quando scegliamo qualcosa al supermercato, o in edicola, o al cinema eccetera eccetera eccetera.




Tuttavia, "paradossalmente", con l'aumentare delle scelte possibili crescono anche gli effetti negativi:

- Più opzioni possibili ci sono e più è DIFFICILE scegliere, tant'è che alcuni, alla fine, procrastinando alle calende greche, non scelgono mai.
- Quand'anche uno avesse superato la paralisi e avesse finalmente scelto un'opzione, se questa dovesse rivelarsi non perfetta, è molto più facile RIMPIANGERE la scelta fatta, con conseguente decrescita della soddisfazione e quindi della felicità.

In economia c'è un'intera sezione dedicata a quelli che vengono chiamati gli "opportunity costs" e cioè le alternative a cui si deve rinunciare quando si effettua una scelta.
Un'esempio banale: vivete in una grande città trafficata, e quando arriva l'estate decidete di andare in ferie in una località balneare: Siete lì, sulla spiaggia che vi godete il sole e il mare.
Eppure non potete non pensare che per il fatto che tutti sono in vacanza, il parcheggio davanti a casa vostra - sì, proprio quello che è sempre occupato - è libero e ci potreste parcheggiare tranquillamente ad ogni ora del giorno!

Riepilogando:
1) I costi opportunità sottraggono soddisfazione da quello che scegliamo ANCHE se ciò che scegliamo è negativo.
2) ...e più opzioni possibili ci sono, più sono i costi opportunità che dobbiamo pagare per rinunciare a tutte le scelte possibili andate via, perse nel tempo che è passato e non tornerà.






Un altro fenomeno da considerare è l'escalation delle aspettative.
Quando abbiamo così tante scelte e ci impegniamo tanto per valutare le opzioni, ci aspettiamo di ricevere IL MEGLIO. Quando si stava "peggio" era molto facile andare oltre le aspettative:
Se uno aveva fame, non gli interessava quale salsa o condimento ci fosse nel suo piatto, o quale app avrebbe usato per modificare la foto scattata della pietanza servita per poi aggiungere l'hashtag #foodporn: mangiare per lui sarebbe già stato oltre le aspettative e l'avrebbe reso felice comunque!

Voglio concludere sottolineando due cose:

Solo per il fatto di stare in piedi ad occhi aperti state scegliendo di guardare una parte del mondo e di voltare le spalle ad un'altra parte del mondo potenzialmente migliore, e immaginare quello che c'è alle vostre spalle renderà quello che state facendo meno appetibile ai vostri occhi.
Ed è una vostra responsabilità.

Infine la risposta alla domanda: si stava meglio quando si stava peggio?
Il motivo per cui si stava meglio quando si stava peggio non è legato alla fazione politica di riferimento ( con buona pace di tutti quelli che elevando la storia al pari di un monumento diventano dei fanatici del passato incapaci di vivere nel presente ), ma al fatto che quando si stava peggio era in realtà possibile avere esperienze che erano delle piacevoli sorprese.



Nel mondo in cui viviamo, noi cittadini industrializzati con l'aspettativa della perfezione, il meglio possibile che puoi desiderare è che le cose siano tanto belle quanto ti aspetti che siano.
Non sarai mai genuinamente sorpreso perché le tue - le mie - le nostre aspettative sono impossibili.
La radice dell'infelicità è quindi rapportare ciò che abbiamo scelto a quelle che erano le nostre aspettative. Volete essere felici? Abbiate basse aspettative.

Ma ritorniamo al punto di partenza, al nostro dogma:
E' quindi vero che massimizzando il numero di scelte possibili massimizzo anche il benessere?
Assolutamente NO. Non c'è dubbio che "alcune opzioni" siano meglio di "nessuna opzione" ma non è consequenziale che "più opzioni" sia meglio di "alcune opzioni"
C'è un quantitativo "magico" di opzioni che massimizza il nostro benessere e non si sa quanto è, ma possiamo star pur certi che oggi come oggi l'abbiamo superato di gran lunga.
Il post, di per sé, è finito qui.

Lascio come "facile esercizio" a casa però questo:

Ciò che consente tutte queste possibili scelte nelle società industriali è la sovrabbondanza di oggetti.
Sappiamo inoltre che esistono posti nel mondo il cui problema non è chi sono troppe opzioni, ma che ce ne sono troppe poche.
In ultima analisi si sta parlando delle moderne, opulente, capitaliste società Occidentali.
Tutti sappiamo che esistono cose superflue, costose ed inutili. Uno spreco di soldi.
Ciò che è frustrante invece è capire che quelle robe lì
non solo sono inutili, ma sono anche dannose!

Se parte di ciò che rende possibile tutte queste scelte nelle nostre società fosse spostato là dove c'è penuria di possibilità,
non solo miglioreremo la vita di altre persone, ma persino la nostra!

E ciò che i tanto famigerati economisti chiamano "Mossa migliorativa di Pareto".
La redistribuzione del reddito renderà tutti felici, non solo le persone povere, a causa di quanto questo eccesso della scelta ora ci affligge.
Pensateci su.



venerdì 15 agosto 2014

Il tramonto di un'era e l'alba di un nuovo giorno

The greatest thing you'll ever learn, is just to love and be loved in return.

Se non c'è un ritorno che senso ha?
E non parlo mosso da logiche imprenditoriali, quando si ama si ama in due.

Troppo, abbastanza e ancora troppo poco è stato detto sull'argomento amore; scrivo di getto, aggiungo tessere al puzzle man mano che le trovo per strada.

Nella storia personale di ogni essere umano c'è un interiorizzazione dell'amore che è soggettivo e contestuale alla vita dell'individuo.

eppure, è anche vero che nella storia dell'homo sapiens sapiens ( sapientissimus ) ci sono dei punti di contatto diacronici, storie d'amore immortali, tormenti dell'anima impossibili, mariti e mogli felici ma()trimoni.

Non voglio trarre conclusioni affrettate, non ne ho tempo, voglia e competenze.
Voglio andare a dormire con questa domanda:
Cambierà mai il modo in cui noi esseri umani intendiamo l'amore? Arriverà un momento il cui si troverà un valido sostituto, un palliativo, una caramella per questa medicina
 amara ai più, amore ai meno?

venerdì 25 luglio 2014

Introduzione al caos

Salve, questo è il secondo blog di Dreamawake, per sapere chi sono e cosa faccio puoi pure andare a curiosare su thepoctor.blogspot.it

Ma veniamo a noi.
Se l'altro blog si caratterizza per essere quasi una cronaca sporadica di ciò che avviene in quel breve lasso di tempo che siamo soliti chiamare vita o esistenza, questo blog "I capisaldi del sistema" si distingue invece per la ricerca di ciò che, al di là del particolare immanente e contingente, unisce noi tutti in quanto uomini, universalmente.

adesso non è che sai due termini colti e li spari così ad minchiam

Quello che cercherò di fare, tempo e voglia permettendo, sarà di esporre i fondamenti del "secondo me". Se avete colto la disambiguazione pragmatica i fondamenti del secondo me sono in prima analisi ciò che penso, ciò che secondo me è.

D'altra parte il secondo ( questa volta aggettivo numerale ) me, cioè il me 2.0, è indicativo del fatto che ciò che penso, ciò che dico e ciò in cui credo non sono verità assolute, non sono "nato imparato", ma solo attraverso un lavoro di dialogo e ricerca personale ho raggiunto delle convinzioni che voglio condividere.

Ciò significa che sono aperto a critiche e a richieste di delucidazioni sul "sistema", a patto che esse siano costruttive e non distruttive.
Perché mio/a caro/a, se tu hai un'idea, e io ne ho un'altra, se discutiamo magari uno dei due riesce a convincere l'altro, oppure no. In ogni caso sia io che tu andiamo a casa con un'idea in più senza per questo aver perso l'idea di partenza: è proprio questo il bello delle idee.

Se però o io o tu partiamo con la convinzione di essere depositari di una fede assoluta, beh. Allora la vedo dura. Ti prometto che io non lo penserò mai.

Dopo questo discorsone arrivo al sodo:
Sono molto curioso e nutro una forte passione per le scienze, le arti, le lettere, la filosofia, la religione, la società, la politica e la cultura ( con una nota d'onore per il latino che adoro ).
Quindi mi vedrai trattare una grande varietà di argomenti senza pregiudizi né presunzione di superiorità.

E per questo primo post è tutto, al prossimo post!